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L’arte del prendersi cura
LA NOSTRA QUOTIDIANITÀ

L’arte del prendersi cura

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di Enrica Baricco

Coltivare. Che parola meravigliosa! Una parola che, come diceva qualcuno, contiene moltitudini e racconta molto di quello che facciamo a CasaOz. Perché coltivare vuol dire prima di tutto prendersi cura di qualcosa: una pianta, certo, oppure un fiore. Ma anche un’amicizia, un talento, una passione. Cose grandi come gli ideali e anche cose piccole, come un passatempo o uno svago, quelle che nei periodi complicati della vita finiscono facilmente in coda ad altre priorità. 

La Quotidianità che Cura ci permette ogni giorno di far germogliare semi potenti: con tutte le nostre attività dedicate ai ragazzi facciamo crescere interessi e competenze, e ci prendiamo cura dei talenti in modo che possano diventare scintille per il futuro. Con i nostri luoghi facciamo nascere relazioni e legami: basta passare a trovarci per capire come il calcetto, i divani rossi e il tavolone dove pranziamo siano il terreno fertile di tante amicizie destinate a durare. Tenendo aperte le nostre porte alla comunità di cui facciamo parte – che siano gli anziani del quartiere, i giovani della scuola di teatro o i ragazzi che aggiustano le bici – facciamo attecchire valori e suggestioni.

E poi c’è il nostro orto, dove coltivare ha il significato reale di curare la terra e dove possiamo riconnetterci con la natura e le sue regole sagge. Uno strumento di Quotidianità che Cura che da anni fa parte della vita di CasaOz e che ora, grazie all’ampliamento al Molino di Cavoretto, può finalmente ingrandirsi in uno spazio bellissimo, affacciato sul Po. I lavori sono già iniziati, così come la formazione specifica degli operatori, e non vediamo l’ora di poterlo inaugurare. Per coltivare, però, serve arare, cioè, sobbarcarsi la fatica di rigirare la terra, e questo vale per il nostro orto come per tutto quello che facciamo nel prenderci cura delle persone: nei momenti di malattia e fragilità, per smuovere le cose e far respirare un campo che sembra troppo duro, servono impegno, energia e tempo. Soprattutto tempo. Le cose buone, infatti, non nascono da un giorno all’altro: bisogna dedicarsi e applicarsi. L’insegnamento della terra è questo. Tutto ha una stagione giusta in cui fiorire e, quando succede, è uno spettacolo bellissimo.