Ho sempre pensato che le sfide facciano parte della vita. Alcune ce le scegliamo noi, perché sentiamo il bisogno di crescere, cambiare, andare un po’ più in là. Altre arrivano senza che le abbiamo cercate e, a volte, sono molto più grandi di quanto avremmo immaginato.
Affrontare una sfida non è mai semplice. Credo però che ogni volta ci sia la possibilità di rimettersi in gioco, scoprire qualcosa di sé e sorprendersi di quello che si riesce a fare.
Anche nella storia di CasaOz, e poi di FondazioneOz, ritrovo fin dall’inizio questo stesso doppio volto delle sfide: partire da un pensiero e provare a trasformarlo in qualcosa di reale, immaginare un luogo che potesse accompagnare i ragazzi e le loro famiglie in momenti di malattia o di fragilità. Una sfida che, passo dopo passo, non abbiamo mai smesso di far crescere.
Ci sono poi le sfide di ogni giorno, forse le più importanti: quelle che incontriamo nelle storie delle persone che arrivano a CasaOz. La malattia e la fragilità ci mettono davanti a prove che nessuno sceglierebbe. Il nostro compito non è far finta che siano facili, ma provare a stare accanto alle persone perché possano affrontarle senza sentirsi sole, trovando gli strumenti, le relazioni e la fiducia di cui hanno bisogno.
È anche questo, per me, il senso della Quotidianità che Cura: creare un luogo in cui una difficoltà possa essere attraversata insieme agli altri e in cui ciascuno possa scoprire risorse che, forse, non sapeva nemmeno di avere.
Per questo, quando penso alla parola sfida, continuo a pensarla soprattutto nella sua accezione positiva. Non perché le sfide siano necessariamente belle, ma perché affrontarle può farci uscire diversi, più consapevoli e, qualche volta, più forti.
Dare forma ogni giorno alla Quotidianità che Cura significa anche non smettere mai di guardare avanti. Ed è per questo che, negli ultimi anni, abbiamo affrontato una delle sfide più grandi della nostra storia: immaginare una CasaOz ancora più grande, capace di accogliere sempre più persone e bisogni.
Abbiamo scelto di farlo attraverso il Molino di CasaOz, recuperando un luogo e trasformandolo in nuovi spazi, attività e opportunità per le persone che accogliamo. È stato un percorso impegnativo, reso possibile dall’energia e dal contributo di tante persone che hanno scelto di crederci insieme a noi.
Oggi quello che per tanto tempo abbiamo immaginato è diventato realtà. Con il Molino, CasaOz cresce, può accogliere nuovi bisogni e continuare a dare forma, ogni giorno, alla nostra idea di Quotidianità che Cura.
Adesso non vediamo l’ora che questi spazi si riempiano di persone, attività, incontri e relazioni. E non vediamo l’ora di festeggiare insieme questo momento: sabato 26 settembre apriremo le porte del Molino per ritrovarci e dare il benvenuto a questa nuova parte di CasaOz.
Sarà un momento di festa, ma anche l’occasione per condividere un traguardo che appartiene a tante persone e che racconta, ancora una volta, quanto può nascere quando si sceglie di guardare avanti e di mettersi in gioco.
È così che vogliamo continuare: con la curiosità di immaginare ciò che ancora non c’è e il desiderio di provare, ogni volta, ad andare un po’ più in là.